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Manifesto senz'affissione con afflizione - Il pensiero ricorrente del Copy

Potete anche smettere di chiederlo, non lo farò. Non smetterò di rifugiarmi in parallelismi azzardati e improbabili esercizi linguistici. Se volete che tutti capiscano quello che dico sono la persona sbagliata, sul serio. Quello che merita di essere letto merita anche qualcuno che possa apprezzarne lo spessore.


Che rimanga un’incognita per la maggioranza è solo un bene, sia chiaro. Almeno finché sarà così propensa a brucare concetti terra terra. Che vadano a farsi fottere tutti i livellatori di significato, che marcisca nel suo piattume il già detto, portandosi dietro chi le riesuma con irrispettosa costanza dalla tomba della creatività.


Ora basta spendere a vuoto altre parole, è tutto fin troppo chiaro e questo non è mai un bene. In breve: mi spezzo ma non mi spiego.

Il futuro lo vedo nero - Io me ne vado in Africa.

Ci sono momenti in cui capisci che devi smettere di pensare e basta, che non porterà a nulla sfamare i tuoi sogni con ipotesi sul futuro che puzzano di promesse elettorali. Ciarlare è inutile, se vuoi davvero qualcosa devi darti una mossa e rischiare qualche mossa azzardata, come direbbe Pannella, fare una scelta radicale.

Nel mio caso parliamo di vivere e lavorare in Africa, Etiopia per l'esattezza. Una follia, certo, ma sicuramente un rimpianto che non avrò mai. Un sogno che puoi realizzare solo buttando via tutto e lasciandoti ogni cosa alle spalle, alla stregua di ogni buon italiano nel pic-nic di Pasquetta.

Un lavoro sicuro, un futuro tranquillo, un paese che conosci, una cultura che ti mette al centro del mondo, un sacco di robaccia costosa che ti ha fatto sempre sentire bene. Puff! In un secondo non c'è più nulla! Come le pene di mezza Italia dopo l'indulto.

Dovrebbe essere destabilizzante almeno quanto l'ingresso di Galeazzi in una Jacuzzi già occupata, eppure mi sento ogni giorno più sereno, voglioso di cominciare una vita diversa e conoscere persone, luoghi, problemi e culture nuove.

Quello che succederà dopo è un'incognita e sicuramente sarà dura ripartire da zero, ma, tornando all'indulto, sono sicuro che ne varrà la pena. In fondo il primo uomo sulla terra è stato trovato in Africa, e considerando che i migliori posti per vivere all'epoca erano per forza di cose tutti disponibili, tanto male non deve essere di certo.



Scomparsa di una comparsa - quanto è bello quello che non c'è?

Spesso sono inseguito dalle critiche di mancata omologazione, dalle opinioni altrui e dai giudizi dei miei cari. Sono da sempre identificato come "uno strano" e se da un lato questo non può che essere un motivo di vanto, è pur vero che potrei sempre "riabilitarmi socialmente".

Mi piacerebbe scomparire a volte, svanire di colpo come solo grandi maghi e fallimentari capitani d'industria sanno fare. Improvviso ed inaspettato come solo un colpo di scena di Hitchcock (o come un'erezione nell'ora di ginnastica a 13 anni, per essere più terra terra).

Diventare solo un ricordo, perdere ogni connotazione scomoda o negativa per immergersi nell'accondiscendenza della memoria: nella testa della gente diventerei un fottuto eroe per qualche strano motivo, uno dal futuro assicurato e dal passato senza macchia, uno che meritava l'affetto e la stima di tutti. In poche parole una docliastra bugia color seppia, qualcosa di molto vicino a quello che nella testa dei nostri nonni è stata la dittatura.

Apologia di crociato - il mio ginocchio deve imparare la lesione.

Da un paio di settimane ho scoperto che quel dolore al ginocchio sinistro che sentivo poco prima di Natale non era dovuto al mio storico hobby festivo (travestirmi da Santa Claus ed infilarmi abusivamente nei centri commerciali per svelare ai bambini che fanno la fila per sedersi sulle mie ginocchia che a causa della crisi non solo riceveranno pochi doni, ma quella che si troveranno nei piatti durante il cenone non è carne di tacchino ma di renna).

Secondo il mio dottore, infatti, il problema al ginocchio sarebbe da imputare al crociato. Ora ho finalmente capito perché fin da bambino ho sempre odiato il medioevo. Una cosa positiva però c'è in questa situazione: la fisioterapia.

Sarà stata l'emozione di riscoprire autentici capisaldi della mia infanzia a base di robottoni giapponesi grazie a parole epiche come Ultrasuoni e Laser, ma ho particolarmente apprezzato le cure, arrivando persino a perdonare i luminari della fisioterapia per non aver ancora creato una cura a base di Alabarda.

Ora finalmente il ginocchio va meglio e sto iniziando perfino ad approfondire l'XI secolo, forse perché ho l'idea malsana che documentandomi sui crociati potrei evitare altre ricadute al ginocchio, ma più probabilmente perché da un po' troppo tempo pare di esser tornati a quei tempi in cui troppe morti erano causate dalla religione.

Il Carmaleonte - Le cose cambiano e io con loro.

Ho appena realizzato di essere un "carmaleonte": una di quelle persone a cui basta un'azione o un pensiero per cambiare drasticamente il proprio stato d'animo con la stessa facilità con cui i simpatici rettili dagli occhi sognanti mutano cromia.


Riflettendo sul concetto buddhista di Karma, principio di azione-reazione secondo cui tutto quello che decidiamo di fare influenza direttamente la nostra esistenza positivamente o negativamente, mi rendo conto di quanto sia facile cambiare radicalmente la visione delle cose (come se fossi testimone di un fatto e poi lo sentissi raccontare da studio aperto).


Spesso basta un gesto, una parola o un pensiero per chi mi sta a cuore e tutto assume una dimensione diversa: una giornata nera può trasformarsi in un sorriso oppure una giornata tranquilla può diventare un incubo se la mia testa devia su una vecchia delusione. Da un lato è strano sentirsi così fluttuanti, ma dall'altro è anche rassicurante perché è come se ci fosse sempre una porta aperta per le sorprese (un po' come accade a Villa Certosa).


Ora torno a mimetizzarmi nella folla, non vorrei che da buon carmaleonte avessi la lingua troppo lunga.

Autoscappo - Ritratto della mancanza di autonomia.

Troppo spesso chi mi sta intorno si fa colpire dal virus "non so come si fa" o cade vittima della terribile patologia "devi aiutarmi a fare questo", una vera pandemia su larga scala capace di far impallidire febbre suina e soci.


Ogni giorno qualcuno mi presenta la sua richiesta facendo spallucce ed esibendo la stessa imbarazzante goffagine di un abbraccio tra costanzo e ferrara. Mi sembra di sentirmi continuamente tirare per le maniche della giacca, come fossi un turista italiano a spasso per una bidonville brasiliana.


Pare che nessuno voglia più cimentarsi in nuove esperienze, imparare come si fanno le cose, sperimentare per ottenere ciò che si desidera. Più facile affidarsi a qualcun'altro e cullarsi nel passivo comfort dell'abitudine.


Dannazione, basta scuse! Imparate e fate da soli. Se ci siete riusciti a 14 anni chiusi nel bagnetto di casa potete farlo anche oggi! E vi assicuro che, proprio come allora, sarà dannatamente eccitante affannarsi per arrivare a concludere.

Non sono fatalista, è un dato di fato.

Spesso mi accorgo che molte persone hanno la tendenza ad aspettare che le cose accadano o si risolvano da sole, come se ci fosse un destino segnato per tutto. Stanno lì a guardare senza muovere un dito, come faremmo tutti davanti ad un testimone di Geova sul punto di ruzzolare per le scale di casa nostra.

Io, al contrario, credo che il futuro vada cercato, inseguito e corteggiato. Sono convinto che quello che vogliamo dobbiamo cercarlo con la stessa foga con cui Maurizio Costanzo ingurgita carboidrati.

Certo conta la fortuna e spesso non ha un ruolo decisivo,
ma in fondo penso che chiunque creda davvero in un obiettivo e lavori duramente per esso prima o poi arrivi a conquistarlo. Per questo sono sicuro di non essere un fatalista, è un dato di fato.

Residenza e Domicidio - L'amore per la casa

Io odio il mio appartamento. Sul serio, darei alle fiamme ogni centimetro di questa catapecchia, la ucciderei se potessi (chiamatelo pure "Domicidio" se vi aggrada).

E nel pacchetto letale includerei anche il gatto, sempre ammesso che quel piccolo buddha peloso ossessionato dalle crocchette possa esser ancora definito gatto. Per carità, gli sono affezionato e siamo insieme da anni, ma sinceramente fatico a sopportare la sua imbarazzante cocciutaggine a detergersi le zone intime ad ogni momento libero.

Purtroppo so che non mi toglierò presto la soddisfazione di liberarmi di queste quattro mura, ma in fondo nell'attesa posso sempre sperare che l'amato felino decida finalmente di reincarnarsi.

Al-Col non si comanda - L'importanza di non improvvisarsi barman

Qualche sera fa affrontavo la disarmante delusione di avere tra le mani un Margarita poco educato. Un supplizio da buttare giù il prima possibile cercando di non soffocare, alla stregua di quei goffi e imbarazzati chierichetti che ogni domenica rischiano il "soffocamento da comunione" con un'ostia incastrata in gola.

Sorso dopo sorso, piano piano (forse sarebbe più calzante piango piango), ho fatto fuori quel bastardo impostore spinto a proseguire solo dalla voglia di eliminarlo dalla circolazione (stessa motivazione che anima mia madre contro il colesterolo).

Dopo aver saldato il conto (ed aver tentato di saldare la faccia del barista alla cassa) ho lasciato il locale riflettendo sull'importanza di non improvvisarsi barman: farsi pagare profumatamente fingendosi capaci ed illudendo chi si fida di te non vi ricorda troppo lo stile di una qualsiasi delle nostre banche per meritare rispetto?

Bene immobile ma meglio dinamico - restare o andare?

Oggi ho realizzato come alcune persone siano talmente legate alla loro dimensione locale da ignorare volutamente tutto quello che è un palmo oltre il proprio naso, proprio come farebbe un adolescente davanti a pochi grammi della sua polverina preferita.


Proprio così, contenti di chiudersi in una stanza piccola piccola a respirare sempre la solita aria stantia. Beh, io la vedo diversamente e credo sia doveroso aprire quelle maledette finestre per far entrare una violenta ventata di nuove esperienze (volendo richiamare in causa l'adolescente di prima potremmo dire che bisognerebbe alzare un polverone bello grosso).


Eppure io sono ancora qui, la mia chance non arriva ed inizio a sentire "puzza di chiuso". Datemi l'opportunità di scappare dalla finestra o almeno liberatemi dal giovane esagitato che ha smesso di respirare qualche minuto fa.


(P.s. Per la cronaca non sto approfittando della situazione: la sua roba è rimasta abbandonata in un angolo, come si dice polvere alla polvere).

I Pettegolazzi - Lingue da legare.

Non sopporto i pettegolezzi, ma digerisco ancora meno chi ne fa uno stile di vita. Quanto vi piace quel brividino lussurioso provocato dall'irrefrenabile voglia di metter bocca, neanche foste il chirurgo della moric.


Come resistere a quella voglia febbrile ed ostinata di giudicare il mondo intero? In fondo cosa c'è di male nel sentirsi ok denigrando gli altri e cercando ossessivamente la complicità di un interlocutore a caso? Beh niente, se siete ospiti della DeFilippi. Ma se state sprecando un solo minuto della vostra giornata di persone comuni (in questo caso più che "comuni" direi "paesini"), forse dovreste rivalutare la vostra scala di valori e priorità.


Non avete niente di vostro da dare invece di preoccuparvi degli altri? Avete così paura del giudizio altrui da spostare l'attenzione sulle presunte magagne altrui?
Andiamo, guardatevi intorno (magari stavolta senza quel fare critico/indagatiorio) e cominciate ad apprezzare chi vi sta intorno, proprio come fa ogni giorno Hugh Hefner nella sua villa.


Comunque ho già sprecato troppo tempo su questo argomento, la verità è che di quello che volete dirmi sui fatti altrui non me ne frega un beneamato cazzo. Davvero, e ve lo dico col sorriso, non mi tediate più con pettegolezzi di ogni sorta o vi rovinerò la reputazione dicendo a tutti che siete come me.

È il pensiero che conta - Riflessioni da Copy

Qualche tempo fa uno dei più grandi creativi italiani, mentre cestinava con garbo il mio portfolio, mi ha illuminato con la sua idea di Copywriter perfetto: "una persona che sa coinvolgerti, trascinarti ed emozionarti qualsiasi cosa stia dicendo; qualcuno che comprenda i meccanismi della scrittura e che abbia alle spalle molte letture". Mentre il suo cestino dei rifiuti digeriva malvolentieri anni del mio lavoro, mi soffermai a riflettere sull'ultima delle qualità imputate al "Copywriter ideale" cercando di vivere la situazione a cuor leggero, e su questo vorrei porre l'accento, quindi leggerò.