Il futuro lo vedo nero - Io me ne vado in Africa.

Ci sono momenti in cui capisci che devi smettere di pensare e basta, che non porterà a nulla sfamare i tuoi sogni con ipotesi sul futuro che puzzano di promesse elettorali. Ciarlare è inutile, se vuoi davvero qualcosa devi darti una mossa e rischiare qualche mossa azzardata, come direbbe Pannella, fare una scelta radicale.

Nel mio caso parliamo di vivere e lavorare in Africa, Etiopia per l'esattezza. Una follia, certo, ma sicuramente un rimpianto che non avrò mai. Un sogno che puoi realizzare solo buttando via tutto e lasciandoti ogni cosa alle spalle, alla stregua di ogni buon italiano nel pic-nic di Pasquetta.

Un lavoro sicuro, un futuro tranquillo, un paese che conosci, una cultura che ti mette al centro del mondo, un sacco di robaccia costosa che ti ha fatto sempre sentire bene. Puff! In un secondo non c'è più nulla! Come le pene di mezza Italia dopo l'indulto.

Dovrebbe essere destabilizzante almeno quanto l'ingresso di Galeazzi in una Jacuzzi già occupata, eppure mi sento ogni giorno più sereno, voglioso di cominciare una vita diversa e conoscere persone, luoghi, problemi e culture nuove.

Quello che succederà dopo è un'incognita e sicuramente sarà dura ripartire da zero, ma, tornando all'indulto, sono sicuro che ne varrà la pena. In fondo il primo uomo sulla terra è stato trovato in Africa, e considerando che i migliori posti per vivere all'epoca erano per forza di cose tutti disponibili, tanto male non deve essere di certo.



Scomparsa di una comparsa - quanto è bello quello che non c'è?

Spesso sono inseguito dalle critiche di mancata omologazione, dalle opinioni altrui e dai giudizi dei miei cari. Sono da sempre identificato come "uno strano" e se da un lato questo non può che essere un motivo di vanto, è pur vero che potrei sempre "riabilitarmi socialmente".

Mi piacerebbe scomparire a volte, svanire di colpo come solo grandi maghi e fallimentari capitani d'industria sanno fare. Improvviso ed inaspettato come solo un colpo di scena di Hitchcock (o come un'erezione nell'ora di ginnastica a 13 anni, per essere più terra terra).

Diventare solo un ricordo, perdere ogni connotazione scomoda o negativa per immergersi nell'accondiscendenza della memoria: nella testa della gente diventerei un fottuto eroe per qualche strano motivo, uno dal futuro assicurato e dal passato senza macchia, uno che meritava l'affetto e la stima di tutti. In poche parole una docliastra bugia color seppia, qualcosa di molto vicino a quello che nella testa dei nostri nonni è stata la dittatura.

Apologia di crociato - il mio ginocchio deve imparare la lesione.

Da un paio di settimane ho scoperto che quel dolore al ginocchio sinistro che sentivo poco prima di Natale non era dovuto al mio storico hobby festivo (travestirmi da Santa Claus ed infilarmi abusivamente nei centri commerciali per svelare ai bambini che fanno la fila per sedersi sulle mie ginocchia che a causa della crisi non solo riceveranno pochi doni, ma quella che si troveranno nei piatti durante il cenone non è carne di tacchino ma di renna).

Secondo il mio dottore, infatti, il problema al ginocchio sarebbe da imputare al crociato. Ora ho finalmente capito perché fin da bambino ho sempre odiato il medioevo. Una cosa positiva però c'è in questa situazione: la fisioterapia.

Sarà stata l'emozione di riscoprire autentici capisaldi della mia infanzia a base di robottoni giapponesi grazie a parole epiche come Ultrasuoni e Laser, ma ho particolarmente apprezzato le cure, arrivando persino a perdonare i luminari della fisioterapia per non aver ancora creato una cura a base di Alabarda.

Ora finalmente il ginocchio va meglio e sto iniziando perfino ad approfondire l'XI secolo, forse perché ho l'idea malsana che documentandomi sui crociati potrei evitare altre ricadute al ginocchio, ma più probabilmente perché da un po' troppo tempo pare di esser tornati a quei tempi in cui troppe morti erano causate dalla religione.